Voladoras di Mónica Ojeda: letture critiche dalla stampa e dai blog
C’è una donna che vola sopra le montagne con un solo occhio. Una ragazza che conserva la dentiera del padre come se fosse una reliquia. Due sorelle che si amano mentre il vulcano sotto di loro continua a tremare. Una testa mozzata che compare in un giardino.
Le storie di Voladoras sembrano appartenere al folklore, al mito o all’incubo. E invece parlano del presente.
Pubblicata da Polidoro Editore nella collana I Selvaggi e tradotta da Massimiliano Bonatto, la raccolta di Mónica Ojeda ha consacrato definitivamente l’autrice ecuadoriana come una delle voci più importanti della narrativa ispanoamericana contemporanea. Gli otto racconti che compongono il volume attraversano violenza familiare, desiderio, religione, maternità e paura servendosi degli strumenti del fantastico e del perturbante, dando forma a quello che oggi molti critici definiscono gotico andino.
3 dicembre 2023 – La Lettura / Corriere della Sera: Chi ripara i danni fatti dagli uomini
Nella recensione pubblicata su La Lettura, Antonella Lattanzi individua immediatamente il cuore della raccolta: donne e ragazze costrette a vivere tra le conseguenze della violenza maschile e il tentativo ostinato di sopravviverle. Le voladoras, creature del folklore andino capaci di attraversare il cielo con un solo occhio, diventano così simboli di donne che conoscono i segreti del sangue, del dolore e della trasformazione. Lattanzi insiste sul carattere sorprendentemente unitario del libro: più che una raccolta di racconti, Voladoras sembra un unico grande organismo attraversato dagli stessi temi e dalle stesse ossessioni. Il sangue, il corpo, la religione, la maternità e la paura diventano linguaggi attraverso cui Ojeda prova a raccontare ciò che normalmente resta indicibile.
Fonte: La Lettura
Dicembre 2023 – Il Manifesto: Il corpo come territorio di guerra
Per Francesca Lazzarato, che da anni segue la nuova narrativa latinoamericana, il corpo è il vero protagonista dell’opera di Ojeda. I racconti di Voladoras parlano di aborti, mutilazioni, desiderio, maternità e femminicidio, ma soprattutto del modo in cui la violenza lascia tracce che la lingua ordinaria fatica a raccontare. È qui che interviene il fantastico: non per allontanarsi dalla realtà, ma per avvicinarsi ancora di più alle sue ferite. Il folklore andino, le streghe, gli spiriti e i vulcani diventano strumenti per parlare del presente e delle sue paure più concrete. È anche questa capacità di fondere mito e cronaca a rendere Ojeda una figura centrale del cosiddetto gotico andino.
Fonte: Il Manifesto
Marzo 2023 – Internazionale: Disturbare senza compiacersi
Nadeesha Uyangoda sottolinea una delle qualità più rare della scrittura di Ojeda: la capacità di essere feroce senza diventare mai gratuita. Le immagini che popolano i racconti sono spesso violente, disturbanti, persino insopportabili, eppure la sensazione non è mai quella della provocazione fine a se stessa. Al contrario, la scrittura dell’autrice ecuadoriana mantiene sempre una precisione quasi chirurgica, una forma di delicatezza che rende ancora più doloroso ciò che racconta. Secondo Internazionale, il vero talento di Ojeda consiste proprio nel costringere il lettore a guardare dove normalmente sceglierebbe di distogliere lo sguardo.
Fonte: Internazionale
Aprile 2023 – Corriere della Sera: Il corpo ricorda ciò che la lingua dimentica
Un altro contributo del Corriere della Sera insiste sul ruolo centrale del corpo nella raccolta. Il sangue, le ferite, le gravidanze, le mutilazioni e le trasformazioni fisiche non rappresentano soltanto eventi narrativi ma diventano forme di memoria. Nei racconti di Ojeda il corpo continua a ricordare anche quando le parole falliscono, e proprio questa memoria fisica permette alla letteratura di avvicinarsi al trauma senza ridurlo a semplice testimonianza.
Fonte: Corriere della Sera
Giugno 2023 – La Balena Bianca: Un bestiario del presente
La Balena Bianca propone una delle definizioni più efficaci della raccolta, descrivendola come una sorta di bestiario contemporaneo popolato da donne-uccello, spiriti, streghe e creature che sembrano provenire dal mito. Ma questi mostri non appartengono al passato: abitano le famiglie, le case e le relazioni di oggi. La violenza patriarcale, il controllo dei corpi e il desiderio femminile diventano così materia narrativa e simbolica allo stesso tempo.
Fonte: La Balena Bianca
Conclusione
Le recensioni dedicate a Voladoras sembrano concordare su un punto: Mónica Ojeda non usa l’orrore per raccontare i mostri, ma per raccontare gli esseri umani.
Le sue streghe, i suoi spiriti, i suoi vulcani e le sue creature fantastiche servono a parlare di cose estremamente concrete: la violenza domestica, il desiderio, la maternità, la religione, il corpo e il potere.
Per alcuni lettori sarà una raccolta difficile da dimenticare. Per altri sarà una delle esperienze di lettura più disturbanti degli ultimi anni.
Probabilmente entrambe le cose sono vere.
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