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Una ragazza molto bella

ISBN: 9788885737570

 16,00

Traduzione di Sara Papini

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Descrizione

Un bambino racconta le sue giornate con la madre: una ragazza molto bella dalla pelle diafana e una massa di capelli neri a incorniciarle il viso. Come scorrendo una serie di istantanee riesce a rievocarne l’affetto, i viaggi immaginati per gioco sfogliando la collezione di cartoline dell’Olanda, gli sforzi di madre sola e la sensualità della sua giovinezza. Ma anche il mistero di una missione di cui porta il peso e che si nasconde tra i foglietti infilati nei libri e dietro la foto di Che Guevara, che lei chiama il suo fidanzato, attaccata alla parete. I ricordi di bambino evocano un passato colmo della presenza della bella ragazza, diverso dal presente desolato e devastato dalla sua scomparsa
improvvisa e ingiustificata. Con abilità poetica Julián López ricrea nel suo primo romanzo il clima di tensione e violenza politica che segnò la Buenos Aires degli anni settanta e l’acuta percezione di un tempo oscuro in cui i bambini hanno imparato che un segreto può valere la salvezza o la condanna di molte vite.

Recensioni

Una ragazza molto bella di Julián López: letture critiche dalla stampa e dai blog

Una madre e un figlio nella Buenos Aires degli anni Settanta. Un’infanzia fatta di piccoli gesti quotidiani, giochi, film, cioccolatini e pomeriggi trascorsi insieme. Sullo sfondo, quasi invisibile agli occhi del bambino, la dittatura militare argentina e il destino dei desaparecidos.

Pubblicato in Italia da Polidoro Editore nella traduzione di Sara Papini, Una ragazza molto bella è il romanzo d’esordio del poeta e scrittore argentino Julián López. Attraverso lo sguardo di un bambino, il libro racconta la perdita, la memoria e l’amore filiale senza mai trasformare la tragedia storica in racconto esplicito, scegliendo invece la via dell’allusione, del ricordo e della delicatezza.

2021 – Altri Animali: L’infanzia come album di fotografie

Manuela Altruda legge Una ragazza molto bella come un romanzo costruito attraverso immagini, quasi fosse una raccolta di fotografie della memoria. Oggetti quotidiani, sapori, libri, cartoline e piccoli rituali familiari diventano gli strumenti attraverso cui il protagonista adulto prova a ricostruire il ricordo della madre e della propria infanzia.

Secondo Altruda, il grande merito di Julián López consiste nel raccontare la dittatura argentina senza mostrarla direttamente. Il bambino percepisce soltanto dettagli apparentemente insignificanti lche solo il lettore adulto riesce a ricomporre nel loro significato storico.

La giornalista sottolinea la straordinaria qualità poetica della scrittura. Il romanzo diventa così non solo la storia di una madre combattuta tra maternità e militanza politica, ma anche il racconto della perdita dell’innocenza e della lenta presa di coscienza di un figlio che, soltanto molti anni dopo, comprenderà davvero ciò che è accaduto.

Fonte: Altri Animali

23 gennaio 2022 – Huffington Post Italia: “La dittatura e il bambino”

Gianni Montieri inserisce il romanzo di López all’interno della grande tradizione della narrativa argentina dedicata alla dittatura, accostandolo alle opere di Vera Giaconi e Mario Benedetti, accomunate dalla scelta di raccontare la violenza del regime attraverso lo sguardo infantile.

Nel romanzo tutto sembra svolgersi all’interno della quotidianità domestica: una madre, un figlio, una vicina di casa, uno “zio” e poche altre figure. Eppure le improvvise uscite della donna, le telefonate e le sue misteriose assenze lasciano intuire che qualcosa di drammatico stia accadendo fuori dall’appartamento.

Per Montieri, la forza del libro risiede soprattutto nelle conseguenze intime della dittatura. Il bambino cresce diventando un uomo incapace di liberarsi dal trauma della scomparsa della madre, trasformata in una desaparecida. La sua infelicità diventa così una delle eredità più profonde lasciate dal regime militare argentino, raccontata con una lingua che conserva sempre la sensibilità del poeta quale López è.

Fonte: Huffington Post Italia

Gennaio 2022 – Il Manifesto: “Il vincolo d’amore di un’infanzia lucida”

La recensione pubblicata da Il Manifesto interpreta Una ragazza molto bella come il racconto di una maternità osservata attraverso gli occhi pensierosi e solitari di un bambino. Julián López racconta gli anni della dittatura argentina senza ricorrere alla cronaca politica, affidando invece tutto il peso della narrazione alla memoria, ai silenzi e ai dettagli della vita quotidiana.

Il romanzo evita qualsiasi enfasi retorica e costruisce una storia in cui il legame tra madre e figlio diventa il centro emotivo del racconto. La tragedia storica resta sullo sfondo ma determina ogni gesto e ogni ricordo, trasformando l’infanzia del protagonista in un luogo di amore assoluto e di perdita definitiva.

Fonte: Il Manifesto

Conclusione

Le recensioni dedicate a Una ragazza molto bella convergono nel riconoscere il romanzo come una delle rappresentazioni più intense della dittatura argentina raccontata dal punto di vista dell’infanzia.

Più che sulla violenza politica, Julián López concentra lo sguardo sulla memoria, sugli oggetti quotidiani e sul legame profondo tra una madre e suo figlio. La tragedia emerge lentamente, attraverso ciò che non viene detto, fino a trasformare il romanzo in una meditazione sulla perdita, sull’assenza e sulla possibilità della letteratura di restituire una presenza a chi la storia ha cercato di cancellare.

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