Disponibilità: Disponibile

Telegrafi dello Stato

Autore: Matilde Serao
ISBN: 9788885737716

 12,00

Prefazione di Vincenza Alfano

Intervista di Ugo Ojetti

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Descrizione

Dopo aver terminato gli studi Matilde Serao trovò impiego come telegrafista alle Poste centrali di Napoli. L’esperienza durò dal 1874 al 1877 e fu di ispirazione per Telegrafi dello Stato. La novella, che apre il volume Il romanzo della fanciulla (1886), racconta le vicende sentimentali e professionali di un gruppo di telegrafiste le cui vite sono totalmente assorbite dal lavoro.

Si lavora a Natale, nelle feste comandate, si lavora oltre il turno accordato e si lavora per sostituire le colleghe in difficoltà. Per ognuna delle ragazze l’orologio è un lusso che non ci si può permettere, così come non si possono permettere le multe applicate in caso di ritardo. I telegrammi sono tutti urgenti e importanti, devono essere consegnati in tempo, e la direttrice della sezione femminile si impegna a far sì che le sue dipendenti non appaiano meno abili dei colleghi della sezione maschile.

Matilde Serao parte dall’esperienza personale per evocare i drammi interiori imposti alle ragazze della sua generazione. «Nessuno più dalla fanciulla», scrive nel 1885, «apprende quotidianamente i dolori e le disfatte della lotta per l’esistenza. Ella vive guardinga, move i passi con precauzione; e la sua anima non si dà facilmente, i misteri del suo spirito restano impenetrabili».

Recensioni

Telegrafi dello Stato di Matilde Serao: letture critiche dalla stampa

Logoranti giornate scandite dal ritmo incessante e meccanico del ticchettio dei tasti. Una quotidianità claustrofobica regolata da turni sfibranti, dove alle donne è richiesto di lavorare anche nei giorni di festa per un salario nettamente inferiore rispetto a quello dei colleghi uomini. Sullo sfondo, una Napoli brulicante e fatiscente, lontana dalle rappresentazioni solari e oleografiche della tradizione, ritratta nei dettagli delle sue indigenze e della sua profonda esclusione dai percorsi della modernità.

Ripubblicato da Polidoro Editore in una nuova edizione arricchita dalla prefazione di Vincenza Alfano e da uno storico colloquio con Ugo Ojetti, Telegrafi dello Stato (apparso originariamente nel 1886 all’interno della raccolta Il romanzo della fanciulla) affonda le sue radici nell’esperienza autobiografica dell’autrice. Prima di fondare Il Mattino con il marito Eduardo Scarfoglio e di diventare una delle firme più incisive del giornalismo italiano, Matilde Serao lavorò infatti come telegrafista alle Poste Centrali di Napoli tra il 1874 e il 1877. Un’esperienza sul campo che si traduce in una narrazione senza infingimenti e dall’altissima intensità documentaria.

8 marzo 2022 – Fanpage.it: Una lettura per la giornata della donna

La recensione di Gennaro Marco Duello su Fanpage.it propone il testo come una lettura fondamentale per l’8 marzo, mettendone in risalto la natura di novella di denuncia contro lo sfruttamento lavorativo femminile. L’articolo evidenzia la durezza dei regolamenti interni: alla sezione femminile non viene fatta passare la minima mancanza, e un ritardo può costare una multa capace di decurtare sensibilmente uno stipendio mensile già esiguo (di appena novanta lire). Nonostante le telegrafiste si dimostrino più capaci e veloci dei colleghi maschi — sfoggiando un’innata propensione a quello che oggi chiameremmo multitasking — l’ambiente lavorativo resta logorante. Duello si sofferma sulla descrizione delle singole “linee” telegrafiche, vissute dalle impiegate come veri e propri incubi quotidiani: da quella «indiavolata» di Salerno a quella «insopportabile» di Castellammare, fino ad Avellino, presidiata da un anziano dipendente ostile alle donne, o Genova, la cui distanza mette a dura prova la tenuta delle pile. Schiacciate a testa bassa sul lavoro al punto da non poter nemmeno godere del sole invernale, le protagoniste coltivano sogni privati che la società maschilista del tempo finisce per appiattire nel comune desiderio del matrimonio come unica via di riscatto sociale.

Fonte: Fanpage.it

Marzo 2022 – il venerdì (Repubblica): Una realtà remota, senza misura

Nella sua rubrica “Libri di ieri”, Paolo Mauri offre un’analisi ravvicinata della condizione esistenziale dei personaggi della Serao. Il critico sottolinea come la prima cosa a colpire il lettore sia la situazione iniziale della protagonista, Maria Vitale: costretta a svegliarsi prestissimo per prendere servizio alle sette ed evitare una multa, esce di casa prima del tempo (alle cinque e mezzo del mattino) poiché la sua famiglia non possiede nemmeno un orologio. Incontra così il venditore ambulante di caffè nel vicolo dei Bianchi, muovendosi in «una realtà remota […] senza orologio, senza misura».

Mauri evidenzia come il racconto metta in scena un microcosmo rigidamente gerarchico — dove le lavoratrici operano agli ordini di una direttrice, a sua volta dipendente da un severo direttore piemontese — e come la portentosa novità del telegrafo faccia da sfondo a storie individuali che sembrano “filmate” nel modo in cui le protagoniste vestono, si atteggiano e si muovono. L’Unità d’Italia è affare di pochi decenni prima, ma le dinamiche lavorative impongono già un finale triste alle lavoratrici, private anche del giorno di Natale.

Fonte: il venerdì – La Repubblica

Settembre 2022 – Il Manifesto: Un racconto di denuncia tristemente attuale

L’analisi di Domenico Sabino su Il Manifesto mette in rilievo la straordinaria attualità civile del testo della Serao. Citando lo scrittore francese Paul Bourget, l’articolo loda la “magia di rappresentare delle persone reali” e l’intensità che trasforma questo scritto in un lucido racconto di denuncia contro lo sfruttamento lavorativo femminile. Passaggi come «il Padre Eterno si è riposato il settimo giorno, e noi non riposiamo mai» risuonano oggi con una forza politica e un’urgenza che appaiono drammaticamente contemporanee.

La recensione si sofferma inoltre sulla galleria di personaggi femminili che popola l’ufficio, a partire dalla protagonista Maria Vitale, su cui la scrittrice accende e spegne i riflettori della narrazione. Attorno a lei si muovono figure tratteggiate con precisione realistica e prive di stereotipi o pietismi: dalla miope Caterina Borrelli all’aspirante attrice Maria Morra, fino alla “straniera” Emma Torelli. Sabino evidenzia come l’opera riesca a infrangere la concezione classica della Napoli da cartolina, restituendo spazio e voce alle gioie, alle disperazioni e alle debolezze di una plebe mai emancipata, in un percorso di verismo sociale che nel 1926 costerà all’autrice l’ostilità del regime fascista e il mancato Nobel per la Letteratura.

Fonte: Il Manifesto

Conclusione

Le letture dedicate a questa edizione di Telegrafi dello Stato concordano sul valore letterario e documentario di un’opera capace di anticipare di oltre un secolo i dibattiti moderni sulla parità di genere e sui diritti dei lavoratori. I tasti del telegrafo di Matilde Serao non trasmettono solo messaggi impersonali, ma registrano l’alienazione, i desideri e le ingiustizie subite da una generazione di donne costrette a conquistarsi un posto all’interno di una macchina burocratica opprimente. Per chi vuole riscoprire la forza di una delle voci più poliedriche e coraggiose della nostra letteratura, questo volume rappresenta una testimonianza preziosa: il ritratto “filmato” e ravvicinato di un mestiere e di una città che, oggi come allora, rifiutano di farsi dimenticare.

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