O d’amarti o morire di Francesca Guercio: letture critiche dalla stampa e dai blog
Una donna in profonda crisi sentimentale decide di farla finita gettandosi nel Grand Canyon, sperando così di liberarsi dall’assenza soffocante e dal dolore per l’uomo che ama ancora. La morte, tuttavia, non si rivela la fine di ogni sofferenza né l’approdo a una luce mistica o al paradiso. Su decisione di un misterioso “Drammaturgo Cosmico” o di una misteriosa “Voce”, la protagonista si ritrova bloccata sulla Terra sotto forma di fantasma, condannata a viaggiare in auto per le autostrade e le città della penisola italiana accanto a Lui. Lui è un attore di teatro pieno di sé, esempio clinico quasi perfetto di narcisista, costantemente impegnato tra velleità artistiche, spettacoli in teatri di provincia e fugaci comparsate televisive. Per proteggersi dall’invadenza delle amanti, l’uomo si fa scudo di un matrimonio altalenante con la moglie-rifugio Eliana, una sorta di Penelope contemporanea. Da questa inedita prospettiva post-mortem, la protagonista si ritrova ad assistere alla vita dell’attore e alla dolorosa trafila di donne da lui sedotte e abbandonate, finendo per scoprire una paradossale verità: non è mai stata tanto viva come da quando è morta.
24 Gennaio – LuciaLibri: Una tragicommedia postmoderna sulla recita dell’esistenza
Il romanzo viene accolto come una ventata d’aria fresca nel panorama letterario, premiando la capacità dell’autrice di sperimentare con i registri, la lingua e le tecniche narrative. La recensione evidenzia come l’opera si collochi perfettamente in un orizzonte postmoderno, descrivendo un mondo popolato da relitti storici, brutte copie e individui che si tengono in piedi a fatica, portando avanti una recita quotidiana a cui non credono più nemmeno loro.
Viene sottolineata la natura scanzonata del libro che, attraverso una voce cinica e sarcastica, dissacra concetti assoluti come amore, solitudine, orgoglio e morte. Lo sguardo irriverente della protagonista abbatte le consuetudini letterarie ricorrendo alla metalessi — una tecnica di ammiccamento continuo che rompe la parete tra la storia e il lettore, ricordando lo stile della serie televisiva Fleabag. Sotto la superficie dell’ironia, tuttavia, la critica rintraccia una profonda malinconia: la consapevolezza che anche i narcisi non siano altro che bambini su fragili trampoli e che, in questa insensatezza generale, ognuno cerchi semplicemente di sopravvivere come può.
Fonte: LuciaLibri
Mar dei Sargassi: Il pendolo jazzistico del mal d’amore e la critica al sistema culturale
Dal punto di vista relazionale, l’articolo evidenzia come le competenze professionali di Francesca Guercio in ambito filosofico e teatrale le permettano di tracciare un’acuta disamina dei legami umani e di quella follia che Platone, nel Simposio, attribuiva agli amanti che non sanno bene cosa vogliono gli uni dagli altri.
Un elemento originale riguarda il contesto in cui si muove il protagonista maschile: lo specchio di un’Italia contemporanea in cui la cultura viene degradata a servizio residuale a causa del pregiudizio che “con la cultura non si mangia”. Tra intellettuali rassegnati alla sopravvivenza e teatri intrisi di insofferenza, il viaggio randagio della vettura diventa la metafora di un intero declino sociale. Siniscalchi conclude ricordando che, nella visione dell’autrice, la profonda consapevolezza di sé passa inevitabilmente attraverso le sconfitte e che il mal d’amore è un’esperienza priva di fine.
Fonte: Mar dei Sargassi
3 Gennaio 2021 – Il Roma: Un viaggio dantesco tra le miserie del teatro e la solidarietà femminile
L’articolo accosta l’itinerario della protagonista a un vero e proprio “viaggio dantesco oltre la morte”, affrontato però dall’autrice con una cifra stilistica originale fondata sul binomio tra ironia e crudo realismo. La recensione si sofferma molto sulla descrizione accurata e priva di filtri del mondo del teatro, sviscerato nelle sue bellezze ma soprattutto nelle sue miserie quotidiane: diarie bassissime, pensioni di terzo ordine in cui alloggiare, stress cronico e imposizioni tecniche.
L’ articolo mette in luce il paradosso della punizione subita dalla protagonista: pur assistendo alle continue scappatelle dell’attore, la donna smette di provare gelosia e sviluppa una forte empatia e simpatia verso la carrellata di amanti (tra cui la sentimentale Mara o la giovane romana Tatiana), vedendo in loro lo specchio di milioni di donne incapaci di reagire davanti al narciso di turno. Il romanzo viene celebrato come un testo potente, schietto e sincero, strutturato come un diario di autoanalisi che spinge il lettore a interrogarsi su quante volte ci si metta al secondo posto per qualcun altro.
Fonte: Il Roma
Conclusione
Le letture critiche convergono nel definire O d’amarti o morire un esordio folgorante, capace di scardinare i canoni del romanzo sentimentale tradizionale attraverso l’uso del fantastico e della frammentazione poetica. Francesca Guercio firma una tragicommedia esistenziale lucida e disincantata che, muovendosi nello spazio-tempo sospeso tra la vita e la morte, utilizza l’ironia e la satira del mondo teatrale per esplorare le fragilità umane, l’ossessione amorosa e il perenne, faticoso esercizio di equilibrio richiesto dalle relazioni contemporanee.
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