Nefando di Mónica Ojeda: letture critiche dalla stampa e dai blog
Un videogioco nascosto nel deep web. Sei giovani che condividono un appartamento a Barcellona. Un passato che continua a riaffiorare sotto forma di immagini, ricordi e traumi impossibili da cancellare.
Pubblicato da Polidoro Editore nella collana I Selvaggi e tradotto da Massimiliano Bonatto, Nefando è il romanzo che ha imposto Mónica Ojeda come una delle voci più radicali e interessanti della nuova letteratura latinoamericana. Prima di Mandibula e di Voladoras, Ojeda aveva già costruito qui il proprio universo narrativo: il corpo, il desiderio, il trauma, la pornografia, la violenza e il linguaggio diventano strumenti per interrogare il male senza addomesticarlo e senza trasformarlo in spettacolo.
5 marzo 2022 – Tuttolibri / La Stampa: Raccontare il deep web è un lavoro di fogna ma qualcuno deve farlo
Il contributo di Francesco Olivo è probabilmente il più importante apparso sulla stampa italiana dedicato al romanzo. Tuttolibri definisce Nefando «un piccolo gioiello, duro, ma da leggere», sottolineando soprattutto il coraggio dell’autrice nell’affrontare temi come pornografia infantile, abuso e violenza senza mai cedere alla morbosità. La recensione insiste sulla qualità della scrittura di Ojeda e sulla capacità della lingua di trasformare l’indicibile in racconto, mantenendo intatta la complessità morale dei temi affrontati. Particolarmente interessante è anche l’intervista all’autrice che accompagna il pezzo: Ojeda rivendica il diritto della letteratura a confrontarsi con tutto ciò che la società preferirebbe non vedere e definisce il deep web una metafora dell’esperienza umana, il luogo dove vengono sepolti i tabù e le cose che non sappiamo nominare.
Fonte: Tuttolibri / La Stampa
10 marzo 2022 – Il Manifesto: La rappresentazione del male
Nel lungo articolo dedicato alla nuova narrativa ecuadoriana, Francesca Lazzarato colloca Nefando all’interno della straordinaria stagione letteraria vissuta negli ultimi anni dall’Ecuador e individua nel romanzo una riflessione sul rapporto tra trauma e linguaggio. La critica insiste sulla struttura polifonica del libro, costruita come un puzzle di interviste, frammenti, ricordi, conversazioni e materiali digitali che il lettore è chiamato a ricomporre. Ma il centro del discorso è soprattutto un altro: la possibilità di trasformare qualunque esperienza, anche la più atroce, in materia estetica e letteraria. Per Lazzarato, Nefando è contemporaneamente romanzo, saggio e riflessione metaletteraria sulla rappresentazione del male e sui limiti stessi della narrazione.
Fonte: Il Manifesto
2 gennaio 2022 – Il Giornale: Tra i libri più attesi dell’anno
Ancora prima della pubblicazione italiana, Il Giornale inserisce Nefando tra le uscite internazionali più attese del 2022. In mezzo ai nuovi romanzi di Michel Houellebecq, Javier Marías, Hanya Yanagihara ed Eshkol Nevo, il quotidiano segnala il libro di Ojeda come una delle scommesse più interessanti dell’anno editoriale, definendolo un romanzo in cui «un immorale videogioco governa le menti di sei giovani». La presenza in una selezione così ampia e prestigiosa testimonia l’attenzione che già accompagnava il nome dell’autrice ecuadoriana prima ancora dell’arrivo del libro nelle librerie italiane.
Fonte: Il Giornale
29 marzo 2022 – Linkiesta: L’orrore come forma della conoscenza
Tra i contributi usciti online, quello di Linkiesta è probabilmente uno dei più interessanti. Il romanzo viene letto come un tentativo di capire che cosa accade quando il male smette di essere un evento eccezionale e diventa parte integrante dell’esperienza quotidiana e digitale. L’articolo insiste sul rapporto tra internet, pornografia e trauma e sul modo in cui Ojeda utilizza il perturbante per obbligare il lettore a confrontarsi con ciò che normalmente resta fuori campo.
Fonte:Linkiesta
30 novembre 2022 – Limina: Farsi giocare
L’articolo pubblicato da Limina propone una lettura originale del romanzo, concentrandosi sul rapporto tra il videogioco nascosto nel deep web e i lettori stessi. Non sono soltanto i personaggi a essere coinvolti nel meccanismo di Nefando: anche chi legge viene progressivamente trascinato dentro il dispositivo narrativo costruito da Ojeda, costretto a interrogarsi sul proprio sguardo, sulla propria curiosità e sui limiti della rappresentazione.
Fonte:Limina
Conclusione
Le letture dedicate a Nefando sembrano convergere su un punto fondamentale: Mónica Ojeda non scrive per scandalizzare, ma per comprendere.
La pornografia infantile, l’incesto, il trauma e la violenza non sono il centro del romanzo ma il punto di partenza di una domanda molto più ampia: che cosa può fare la letteratura davanti al male?
Le risposte che il libro suggerisce sono poche e tutt’altro che rassicuranti. Ma proprio questa assenza di consolazione, questa volontà di non semplificare ciò che è complesso e doloroso, è una delle ragioni per cui Nefando continua a essere considerato uno dei romanzi più importanti della nuova narrativa latinoamericana.
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