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Napoli boom. Il romanzo della città da Ferito a morte a Mistero napoletano

ISBN: 9788885737242

€ 14,00

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Descrizione

Negli anni Sessanta e Settanta del Novecento gli scrittori napoletani della generazione dei cosiddetti “anni difficili” reinventano il racconto della città, e il suo relativo paesaggio urbano, prendendo ispirazione dalle trasformazioni urbanistiche che avevano ridefinito il volto della metropoli in quegli anni.

Dalla pubblicazione di Donnarumma all’assalto (1959) e Ferito a morte(1961), Napoli Boom  delinea un panorama narrativo variegato confrontando autori già affermati come Ottiero Ottieri, Carlo Bernari, Luigi Compagnone, Michele Prisco, Mario Pomilio, Domenico Rea, Luigi Incoronato con le voci di outsider quali Raffaele La Capria, Giuseppe Patroni Griffi, Enzo Striano, Nicola Pugliese e, successivamente, Ermanno Rea.

Per tutti questi scrittori il racconto di Napoli si allontana progressivamente dai consueti scenari oleografici e costituisce un nuovo daimon della conoscenza che permette di riflettere sulla storia e sulle nuove sfide imposte dal mondo contemporaneo.

Recensioni

Napoli Boom di Laura Cannavacciuolo: letture critiche dalla stampa e dai blog

Un’indagine profonda e a tratti amara che attraversa le viscere di cemento, i sogni industriali e le repentine lacerazioni urbanistiche della Napoli del secondo dopoguerra. Non più la città oleografica dei mandolini e dei sentimentalismi, ma un territorio letterario instabile, febbrile e contraddittorio, dove i confini geografici si fanno metafora di uno smarrimento conoscitivo ed esistenziale.

Pubblicato da Polidoro Editore (con una prima edizione nel 2016 e una successiva nel 2019), Napoli boom. Il romanzo della città da “Ferito a morte” a “Mistero napoletano” è un saggio di Laura Cannavacciuolo, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università “L’Orientale” di Napoli. L’opera traccia un lucido excursus sulla narrativa partenopea fiorita tra gli anni Cinquanta e Settanta, analizzando come gli scrittori abbiano metabolizzato e raccontato l’impatto del miracolo economico sulla città.

8 aprile 2019 – Terre di Campania: La città eccentrica e lo spazio parlante

In occasione della presentazione del saggio al salone “Napoli città libro”, Terre di Campania ripercorre il dibattito tra l’autrice e il professor Guido Cappelli sul valore della città nella letteratura del dopoguerra. Per Cappelli, in quell’epoca di grandi mutazioni urbanistiche «Napoli è uno spazio parlante», dotato di una propria e autonoma voce letteraria che affonda le radici già nelle denunce ottocentesche di Matilde Serao.

La particolarità di Napoli boom risiede nella scelta radicale di mettere al centro della riflessione lo spazio urbano piuttosto che l’individualità dei singoli personaggi. Napoli viene teorizzata come una “città eccentrica”, un luogo in cui la natura e le forze primordiali sembrano costantemente sopraffare l’azione dell’uomo. Questa tensione si traduce nella potente metafora della “foresta vergine” (ispirata da La Capria), esemplificata dall’inglobamento di Palazzo Donn’Anna da parte del condominio Medina a causa del bradisismo: una lucida allegoria di una metropoli che sembra franare e sprofondare su se stessa.

Fonte: Terre di Campania

30 settembre 2019 – Roma – Il Giornale di Napoli: Un viaggio in mezzo secolo di narrativa partenopea

La lettura proposta da Anna Di Corcia sulle colonne del quotidiano Roma si sofferma sull’immenso coro di voci e autori che Laura Cannavacciuolo riesce a tessere all’interno del saggio. Viene offerta una panoramica dettagliata delle diverse declinazioni dello spazio napoletano: dallo scempio dell’abusivismo edilizio vissuto dal protagonista di Ferito a morte di Raffaele La Capria, fino alle dure denunce sociali di Anna Maria Ortese ne Il mare non bagna Napoli.

Di Corcia analizza come il saggio raggruppi le opere in base alla loro geografia emotiva e industriale: Enzo Striano (Giornale di adolescenza) e Michele Prisco (La dama di piazza) rievocano la Napoli littoria svincolandosi dagli schemi neorealisti; Ottiero Ottieri (Donnarumma all’assalto) fotografa i sogni e i limiti dell’industrializzazione olivettiana a Pozzuoli; Domenico Rea (Una vampata di rossore) racconta la grettezza soffocante della provincia. Il viaggio si conclude idealmente con la dolente trilogia napoletana di Ermanno Rea, che fotografa il declino della contemporaneità dopo le grandi speranze della ricostruzione. Di Corcia elogia il volume per la sua capacità di trasfigurare Napoli «nella sua suprema bellezza come una donna amata», sublimata attraverso la distanza e il ricordo.

Fonte: Roma – Il Giornale di Napoli

1 ottobre 2019 – Segnalazioni Letterarie: La mappa di una metropoli maledetta

La recensione critica firmata da Alberto Raffaelli analizza l’evoluzione stilistica e strutturale documentata da Cannavacciuolo nel cruciale ventennio che va dal 1958 al 1978. Raffaelli evidenzia come lo studio mostri il progressivo distacco degli scrittori partenopei dalla consolidata tradizione sentimentalistica e oleografica napoletana.

La mappatura dei romanzi segue un percorso preciso: se a ridosso degli anni Sessanta prevalgono l’impegno civile, la cronaca industriale e la denuncia sociale (con i romanzi di Ottieri, Bernari e Pomilio), con l’approssimarsi degli anni Settanta le inquietudini assumono forme decisamente più oscure. Napoli viene progressivamente dipinta come una metropoli infernale e maledetta. Le metafore urbane si fanno estreme: l’assenza totale di luce in Una spirale di nebbia di Prisco, l’idrofobia urbana in Scende giù per Toledo di Patroni Griffi o la pioggia infinita e surreale in Malacqua di Nicola Pugliese riflettono lo smarrimento conoscitivo di fronte a una realtà divenuta ormai inafferrabile. Raffaelli conclude sottolineando un grande merito del saggio: stimolare un proficuo confronto implicito con il canone della “Napoli letteraria” contemporanea, da Gomorra di Saviano fino ai bestseller di Elena Ferrante e Maurizio De Giovanni.

Fonte: Segnalazioni Letterarie

Conclusione

Le letture critiche dedicate a Napoli boom ne consacrano il valore come mappa teorica indispensabile per comprendere le trasformazioni non solo letterarie, ma anche storiche e antropologiche del capoluogo campano.

L’indagine di Laura Cannavacciuolo dimostra che il miracolo economico a Napoli non ha prodotto solo cemento e nuove industrie, ma ha profondamente scosso l’identità intellettuale della città, costringendo una generazione straordinaria di scrittori a reinventare lo stile e la lingua per raccontarne l’indomabile complessità.

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