Mattinate Napoletane di Salvatore Di Giacomo: letture critiche dalla stampa e dai blog
Un labirinto di vicoli umidi dove il sole non riesce mai a farsi strada, venditori ambulanti che gridano nei mercati, storie di quotidiana miseria e improvvise tragedie consumate all’ombra del Vesuvio. Ma anche un’umanità straordinariamente viva, resiliente e pervasa da una profonda dignità. Pubblicata originariamente nel 1886 e riportata in libreria da Polidoro Editore (con la prefazione di Marco Perillo), Mattinate napoletane raccoglie quindici racconti in cui Salvatore Di Giacomo, abbandonati gli studi di medicina per il giornalismo, immortala la Napoli di fine Ottocento. Le recensioni della stampa e della critica evidenziano la straordinaria attualità di quest’opera, capace di oscillare costantemente tra una spietata cronaca verista e una profonda, poetica empatia.
12 marzo 2021 – Corriere del Mezzogiorno: L’arte della sopravvivenza e la continuità del tempo
Nella sua lettura per il Corriere del Mezzogiorno, lo scrittore Alessio Forgione instaura un dialogo intimo e diretto tra la Napoli del 1886 descritta da Di Giacomo e quella contemporanea. Vivendo lui stesso in un vicolo cieco della città, Forgione ritrova nei racconti lo stesso identico modo di parlare dei vicoli odierni, la medesima lotta quotidiana contro l’umidità e la stessa necessità di scendere in strada per cercare calore umano e sociale.
La strada rappresenta, per Di Giacomo, la vera casa di tutti i napoletani. Piuttosto che una denuncia sterile, nei testi emerge quello che Forgione definisce un «animo poetico» collettivo, in cui la narrazione si interrompe spesso bruscamente per far posto alla fatalità o alla tragedia. I protagonisti di queste vicende (vecchi, bambini indifesi, donne costrette a cedere all’amore) sono dipinti con una straordinaria pietas e un’empatia che si rivolge non alla massa indistinta, ma a ogni singola persona, chiamando il lettore direttamente per nome.
Fonte: Corriere del Mezzogiorno
Marzo 2021 – Web Review: Il contrasto eterno tra dolente e splendente
Web Review si concentra sulla straordinaria capacità evocativa della scrittura digiacomiana, definendo Mattinate napoletane come il «titolo perfetto» per un’opera di riscoperta dei classici partenopei. Di Giacomo osserva il cuore della città non da estraneo, ma assecondandone la danza caotica e cogliendone i dettagli più intimi: il fumo delle botteghe, l’odore dei vicoli, le speranze tradite dei poveri che finiscono all’Albergo dei Poveri e la gelosia che sfocia nel sangue.
L’elemento cardine evidenziato dal testo è il costante binomio della città: dolente e splendente. Napoli vi appare come un luogo di estrema miseria (esemplificato dalle cupe descrizioni della bula, la misteriosa cantina dei poveri) ma anche di irresistibile splendore e vitalità, dove la lingua colloquiale prende per mano il lettore invitandolo a vivere e a immedesimarsi nelle fatiche altrui.
Fonte: Web Review
19 giugno 2021 – Il Nuovo Manifesto: Di Giacomo verista noir
Domenico Sabino propone una lettura penetrante che accosta la forza lirica di Di Giacomo alle riflessioni di Pier Paolo Pasolini sulla malinconia cosmica dello scrittore. Inserendo l’opera nel filone del “verismo sentimentale”, differenzia il fine di Di Giacomo da quello puramente sociologico di altri osservatori dell’epoca (come Axel Munthe o Jessie White Mario): qui non c’è solo l’indagine dell’indigenza, ma una viscerale compartecipazione al dolore dei personaggi.
Sabino mette in luce l’inedito e potente carattere noir di queste quindici storie brevi, popolate da vicende drammatiche e brutali: donne accoltellate per gelosia, madri costrette ad abbandonare i figli all’Albergo dei Poveri, bambini stroncati da febbri improvvise e le anemiche che affollano il macello di Poggioreale all’alba. Di Giacomo si sporge fin dentro i luoghi d’ombra, raccogliendo i miasmi e le emozioni dei vicoli per restituire una realtà cruda, autentica e priva di filtri.
Fonte: Il Nuovo Manifesto
Conclusione
Le letture critiche di Mattinate napoletane concordano su un aspetto fondamentale: la Napoli di fine Ottocento ritratta da Salvatore Di Giacomo non è un polveroso cimelio storico, ma lo specchio fedele di una città che continua a sopravvivere alle proprie ferite con la medesima, immutata dignità.
Attraverso una prosa che mescola la precisione cruda del verismo a una delicatezza poetica straordinaria, Di Giacomo non si limita a fotografare la miseria, ma ci costringe a guardarla negli occhi. Per chiunque voglia comprendere l’essenza più profonda e contraddittoria di Napoli, queste pagine rimangono, oggi come ieri, una mappa emotiva imprescindibile.
Recensioni
Non ci sono ancora discussioni.