Descrizione

Due uomini attraversano la selva sulle tracce di Jeremías. L’uomo è scomparso nel nulla, trascinando con sé il sapere che teneva unita la comunità di Sanangó, un villaggio nascosto tra le montagne colombiane, dove il fiume scandisce il ritmo della vita e la grande Vergine veglia silenziosa dall’alto. La Golondrina, dove gli abitanti si riunivano per bere l’acquavite di bejuco, è andata in fiamme e Jeremías era l’unico a conoscerne la ricetta, capace di serbare memoria, cura e conoscenza. Avvolti da una natura straripante, i protagonisti scoprono che la ricerca di Jeremías è anche quella di una memoria collettiva che si disperde nel flusso del Nauyaca.

Sulle antiche rotte dei cercatori d’oro, La sete se ne va con il fiume accompagna i suoi personaggi nel lento apprendistato della perdita, dove il sapere, il dolore e il desiderio non si posseggono, ma scorrono. Tra la sospensione visionaria del cinema di Apichatpong Weerasethakul e l’eco delle assenze di Juan Rulfo, Andrea Mejía costruisce un romanzo in cui natura, memoria e corpo parlano la stessa lingua. Una storia che invita ad ascoltare ciò che resiste sotto la superficie delle cose e ad accettare che tutto, prima o poi, se ne vada con il fiume.

 

Recensioni

La sete se ne va con il fiume di Andrea Mejía: cosa ne ha detto la critica

Ci sono romanzi che raccontano una storia. Altri costruiscono un mondo. La sete se ne va con il fiume, ultimo romanzo della scrittrice colombiana Andrea Mejía, appartiene a questa seconda categoria. Accolto con entusiasmo dalla critica ispanoamericana e finalista al Premio Rómulo Gallegos 2025, il libro conferma Mejía come una delle voci più originali della narrativa colombiana contemporanea, capace di fondere filosofia, poesia e mito in una scrittura di straordinaria intensità.

2024 –El Espectador: una selva che si legge con tutti i sensi

Tra le prime recensioni dedicate al romanzo, Laura Galindo sulle pagine di El Espectador sottolinea soprattutto la forza sensoriale della scrittura di Mejía. Secondo la critica, il romanzo restituisce la foresta non come semplice scenario, ma come un organismo vivo, costruito attraverso immagini di grande precisione e una lingua profondamente poetica. La lettura diventa così un’immersione fisica nel paesaggio, dove ogni scena sembra coinvolgere contemporaneamente vista, tatto, suono e memoria.

2024 –Cambio Colombia: una prosa che sfiora la poesia

Eduardo Arias, su Cambio Colombia, mette invece l’accento sullo stile di Andrea Mejía. Pur mantenendo una costruzione narrativa rigorosa, la sua scrittura conserva una leggerezza lirica che avvicina il romanzo alla poesia senza mai perdere precisione narrativa. È proprio questo equilibrio tra pensiero filosofico e immaginazione letteraria a rendere il libro una delle opere più riconoscibili della narrativa colombiana recente.

2024 –El Mundo: immagini che restano nella memoria

Anche la critica spagnola ha accolto favorevolmente il romanzo. Paloma Rodríguez, sulle pagine di El Mundo, descrive la scrittura di Mejía come delicata ma al tempo stesso estremamente solida, capace di costruire immagini potenti senza rinunciare all’essenzialità. È una prosa che procede lentamente, ma lascia nel lettore un’impressione duratura proprio grazie alla forza evocativa delle sue immagini.

2024 –Agencia EFE: il surrealismo latinoamericano del XXI secolo

Per Pilar Martín dell’agenzia internazionale EFE, La sete se ne va con il fiume rappresenta una delle espressioni più pure del surrealismo latinoamericano contemporaneo. Non si tratta però del realismo magico tradizionale, bensì di una scrittura in cui mito, natura e memoria convivono fino a rendere il paesaggio stesso un personaggio del romanzo. Una definizione che ben riassume la singolarità della poetica di Andrea Mejía.

Le voci degli scrittori: Mónica Ojeda, Giuseppe Caputo e Natalia García Freire

L’apprezzamento nei confronti del romanzo arriva anche da alcuni tra gli autori più autorevoli della nuova letteratura latinoamericana.

Mónica Ojeda mette in evidenza la capacità di Mejía di “scrivere con il fiume”, trasformando la natura in ritmo narrativo e creando personaggi sospesi tra allucinazione e rivelazione.

Giuseppe Caputo sottolinea invece come ogni suo libro riesca a fondere parola poetica, narrativa e filosofica in una forma sempre diversa e sorprendente.

Natalia García Freire insiste infine sulla dimensione temporale del romanzo, descrivendolo come un mondo in cui il tempo ricomincia continuamente, seguendo il movimento incessante del fiume.

Un romanzo che ridefinisce il realismo latinoamericano

La critica concorda soprattutto su un punto: Andrea Mejía non riprende semplicemente la tradizione del realismo magico, ma la trasforma. Se il romanzo dialoga apertamente con Pedro Páramo di Juan Rulfo, lo fa spostando il centro del racconto dalla presenza dei morti alla lenta scomparsa di un sapere ancestrale e di un’intera comunità. La natura non è più sfondo simbolico, ma una forza viva che custodisce memoria, linguaggio e identità. È questa prospettiva a rendere La sete se ne va con il fiume uno dei romanzi più originali della narrativa colombiana contemporanea.

Conclusione

Con La sete se ne va con il fiume, Andrea Mejía conferma una voce letteraria difficilmente assimilabile a qualsiasi corrente. La critica ha riconosciuto nel romanzo una rara capacità di unire riflessione filosofica, immaginazione poetica e forza narrativa, fino alla candidatura al Premio Rómulo Gallegos. Per i lettori italiani rappresenta l’occasione di scoprire una delle scrittrici più radicali e innovative della nuova letteratura latinoamericana.

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