La madre di Grazia Deledda: letture critiche dalla stampa e dai blog
Un prete dilaniato tra il dovere religioso e l’istinto del corpo. Una donna misteriosa, con il viso coperto da ciocche di capelli neri. Una madre che lotta con strumenti rozzi ma efficaci per salvare il figlio dal peccato e non vanificare anni di sacrifici. Una Sardegna selvaggia, inerpica tra i pendii boscosi del Gennargentu, che si trasforma nel palcoscenico tragico di un feroce conflitto interiore.
Riproposto da Polidoro Editore in occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita di Grazia Deledda, La madre è un romanzo breve e concentratissimo che scava nei nodi immodificabili della condizione umana. Attraverso questa curatissima riedizione, arricchita dai paratesti di Veronica Galletta e D.H. Lawrence, l’opera della scrittrice nuorese — seconda donna a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1926 — viene sottratta al pregiudizio del mero folklore regionale per essere riconsegnata alla dimensione che le spetta: quella dei grandi classici senza tempo.
11 settembre 2021 – La Stampa: La custode di peccati e tormenti
Nella sua recensione per Tuttolibri, Elena Stancanelli descrive La madre come un classico inesauribile, capace di rappresentare inesorabilmente la struttura profonda dell’essere umano. Al centro del romanzo non vi è tanto la questione di Dio, quanto la figura tragica della madre: una giovane vedova dalle mani screpate dal lavoro che ha cresciuto il figlio Paulo da sola con l’unico scopo di fargli prendere i voti, e che ora si trova a dover combattere l’imprevisto che rischia di vanificare ogni suo sforzo.
Stancanelli insiste sulla straordinaria perizia letteraria della Deledda, accostando la sua epica e la sua tecnica narrativa non al teatro etnico tradizionale, ma a giganti della cultura universale come Tolstoj, Eschilo, il regista Lars Von Trier o la scrittrice contemporanea Marilynne Robinson. La recensione mette in evidenza la capacità sublime dell’autrice di far scivolare il racconto tra i diversi punti di vista — dallo sguardo di animale in trappola della madre a quello di Paulo —, dando vita a personaggi secondari di una vividezza abbacinante, autentiche maschere tragiche capaci di spiazzare continuamente le aspettative del lettore.
Fonte: La Stampa
28 settembre 2021 – Avvenire: La forza espressiva e umana della “terra madre”
L’articolo di Roberto Carnero, pubblicato in occasione dei 150 anni dalla nascita di Grazia Deledda, propone una rilettura complessiva dell’opera della scrittrice, soffermandosi anche sulla nuova edizione de La madre pubblicata da Polidoro Editore.
Carnero colloca il romanzo nella seconda fase della produzione deleddiana, quando l’autrice si allontana progressivamente dal verismo per accogliere suggestioni decadenti e una riflessione sempre più profonda sulla dimensione interiore dei personaggi. Pur senza abbandonare del tutto la Sardegna, Deledda trasforma il paesaggio in uno spazio simbolico e universale, capace di rappresentare i grandi conflitti dell’esistenza.
Carnero sottolinea inoltre come la scrittura della Nobel sarda conservi una straordinaria attualità. Il suo sguardo, sospeso tra tradizione e modernità, affronta temi come il sacrificio, il senso del peccato e la condizione femminile senza assumere una prospettiva apertamente ideologica. Attraverso la letteratura, Deledda riesce invece a dare voce alla complessità dell’esperienza umana, facendo della sua terra natale una metafora universale della condizione dell’uomo.
Fonte: Avvenire
16 ottobre 2021 – Critica Letteraria: Un mondo scuro e luminoso
L’approfondimento di Marta Olivi si concentra sulla natura di questa edizione speciale e sul valore dei suoi paratesti, concepiti come un dialogo a distanza tra scrittori-lettori che attraversa i secoli. Il volume è infatti aperto dalla prefazione inedita della scrittrice contemporanea Veronica Galletta e chiuso dalla storica postfazione del 1928 di D.H. Lawrence, una scelta editoriale che permette di presentare il classico nella sua forma più originale, vivace e tagliente.
Nell’intervista, Veronica Galletta definisce La madreun romanzo «scuro e luminoso», elogiando il dono della Deledda di far sembrare naturale ciò che in realtà è di estrema complessità. Viene inoltre evidenziata la straordinaria concentrazione semantica del testo, dove ogni riga è carica di molteplici significati e dove le descrizioni fisiche e psicologiche si fondono con il paesaggio circostante in continui e perfetti correlativi oggettivi.
Fonte: Critica Letteraria
Conclusione
Le letture critiche dedicate a questa riedizione de La madre convergono verso un’unica e potente consapevolezza: l’opera di Grazia Deledda possiede una modernità rivoluzionaria che scardina i confini della letteratura regionale. I suoi personaggi si muovono dentro una griglia di passioni primitive e ricatti morali, dove il paesaggio sardo non fa da semplice sfondo ma si fa carne e tormento.
A centun anni dalla sua prima pubblicazione, questo romanzo breve e affilato dimostra che la grande letteratura non ha bisogno di artifici intellettualistici per restare intatta e feconda, preservata dal tempo proprio come un insetto dentro la resina dell’ambra
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