Io sono qui di Michelle Grillo: le letture della critica e dei blog
Io sono qui pubblicato da Polidoro Editore, segna il debutto letterario di Michelle Grillo, scrittrice nata a Nizza.
La narrazione si apre con una telefonata inaspettata che annuncia a Céline, la protagonista, la scomparsa della madre Simone, che l’aveva abbandonata quattordici anni prima, quando lei aveva solo tredici anni, interrompendo bruscamente la sua infanzia. Nonostante un’apparente indifferenza e una vita solitaria trascorsa in Italia tra il lavoro all’Italcementi e le lezioni private a una vicina adolescente, Céline decide di mettersi in pausa e partire per Parigi per sbrigare le incombenze del funerale. Il viaggio si trasformerà in una vera e propria ricerca a ritroso nel passato della madre.
1° marzo 2018 – Eroica Fenice: Un romanzo di formazione e redenzione
Il percorso della protagonista viene interpretato come una vera e propria bildung, formazione. All’inizio Céline si presenta come un personaggio duro — caratterizzato da capelli rasati e giacca di pelle — che si è barricato dietro una muraglia di solitudine e autosufficienza per non legarsi a nessuno ed evitare sofferenze.
Tuttavia, il viaggio a Parigi e la graduale scoperta della reale identità della madre le permettono di ritrovare una parte mancante di se stessa. Secondo la recensione, la prosa minimalista e l’intreccio avvincente della Grillo propongono una via verso la redenzione: comprendere il proprio passato diventa la cura fondamentale per accettare l’amore, superare l’immobilità del presente e guardare al futuro con speranza.
Fonte: Eroica Fenice
24 febbraio 2018 – Grado Zero: Lo shock del mancato riconoscimento e lo statuto dei rapporti umani
Maurizio Vicedomini si sofferma sull’impatto emotivo del primo incontro di Céline con la salma della madre, un momento vissuto come un vero e proprio mancato riconoscimento corporeo — la donna non ha più i capelli rossi ed è visibilmente consumata dalla malattia. Questo shock evidenzia come la protagonista si accorga di non aver mai conosciuto davvero sua madre, possedendone solo pochi frammenti sconnessi.
La recensione loda lo stile affilato e diretto dell’autrice, sottolineando che l’opera, pur nella sua brevità e semplicità, affronta lo statuto ontologico dei rapporti umani. Il romanzo dimostra efficacemente come la presenza o l’assenza di una persona condizionino in modo totale e irreversibile le esistenze di coloro che le circondano.
Fonte: Grado Zero
27 febbraio 2019 – Il Mondo Incantato dei Libri: Un viaggio chiaroscurale fra dolore e perdono
Rita Scarpelli offre una disamina approfondita dell’evoluzione psicologica del legame madre-figlia. Attraverso gli incontri parigini con figure chiave come l’amica Monique e lo psichiatra dott. Arnault, il muro di rabbia eretto da Céline crolla progressivamente. Emerge il ritratto di una Simone molto diversa da quella odiata per anni: una donna segnata da un’infanzia brutale e da un dolore cronico che non era mai riuscita a superare.
Il gesto dell’abbandono viene così reinterpretato non come un atto egoistico, ma come un disperato tentativo di proteggere la figlia da una malattia mentale e da una sofferenza “velenosa”. La critica apprezza lo stile narrativo essenziale ma curato, arricchito da descrizioni minuziose degli interni e da una Parigi dai toni chiaroscurali (sullo sfondo delle ferite del terrorismo), elementi che riflettono fedelmente la profondità degli stati d’animo dei personaggi.
Conclusione
Evitando le trappole del sentimentalismo spicciolo, Michelle Grillo consegna ai lettori un romanzo di formazione e redenzione in cui il viaggio geografico a Parigi diventa il pretesto per una profonda discesa interiore.
Attraverso una prosa minimalista, affilata ed essenziale, l’autrice riesce a trasformare il trauma dell’abbandono e dello shock del mancato riconoscimento in un cammino di guarigione e comprensione. Sullo sfondo di una Parigi malinconica e chiaroscurale, la storia di Céline e Simone si eleva così a riflessione universale sullo statuto dei rapporti umani, dimostrando come il perdono e l’accettazione del proprio passato siano gli unici strumenti in grado di scardinare la solitudine e curare le ferite del cuore.
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