Il commensale di Gabriela Ybarra: letture critiche della stampa
Il commensale è un toccante e intimo romanzo autobiografico scritto da Gabriela Ybarra e pubblicato in Italia da Polidoro Editore. L’opera affronta l’elaborazione del lutto e della memoria familiare, partendo da un’immagine potente: una presenza invisibile ma costante che siede alla tavola della sua famiglia, pronta a far svanire uno alla volta i suoi cari.
12 gennaio 2020: La lettura, Corriere della Sera – L’elaborazione dei dolori privati
«Brava due volte, la giovane autrice spagnola (qui ben tradotta da Maria Concetta Marzullo), perché si lancia senza paracadute in un genere inflazionato come l’autofiction, atterrando perfettamente in piedi. Ciò anche in virtù di un’ottima padronanza dello stile, chirurgico nell’incidere la ferita sempre aperta del terrorismo basco (che le ha portato via il nonno, sequestrato e poi assassinato dall’Eta quando lei era bambina) e quella, recente, della perdita della madre per un tumore fulminante, senza mal indulgere a pietismo o autocommiserazione. Ybarra, anzi, sembra voler dimostrare al lettore come si possa scrivere della morte mettendo al bando ogni infingimento, con la consapevolezza di saperla parte intrinseca alla vita stessa e come tale da affrontare con rispetto e dignità».
Fonte: La lettura, Corriere della Sera
13 luglio 2019: Tuttolibri, La Stampa – “Scoprire con il cancro della mamma che il nonno fu vittima dell’ETA”
«Alcuni libri sono delle preghiere. Vengono scritti non solo per arrivare al maggior numero di persone – come ciascun autore si augura -, ma per poter essere tramandati. Esistono storie che possiedono una forza che travalica la volontà di chi ha messo in fila le singole frasi: il lettore che s’imbatta in queste narrazioni fa un’esperienza a cui attingerà nel tempo, ripetendosi nella mente dei passaggi, tornando col pensiero a delle scene».
Fonte: Tuttolibri, La Stampa
3 maggio 2019: Critica Letteraria – “Si può fare una cronaca del dolore, senza cadere nella tentazione di ricamare la realtà?”
La narrazione si snoda attorno a due grandi tragedie familiari separate nel tempo: l’assassinio del nonno paterno nel 1977 per mano del gruppo terroristico Eta e, anni dopo, la prematura scomparsa della madre a causa di un cancro. L’articolo sottolinea con ammirazione la straordinaria asciuttezza e la chiarezza della prosa dell’autrice che rifiuta la trappola della disperazione passiva o del lamento fine a se stesso per compiere, invece, una rigorosa ricerca documentaria e storica. Viene apprezzata la capacità di evitare qualsiasi morbosità o facile espediente per conquistare il lettore, consegnando una “cronaca del dolore” che si poggia saldamente sui fatti storici e personali senza mai romanzare oltre la realtà.
Fonte: Critica Lettararia
Conclusione
Il valore letterario e l’impatto emotivo dell’opera sono stati ampiamente riconosciuti a livello internazionale, come dimostra il prestigioso posizionamento del libro tra i finalisti del Man Booker International Prize. La critica ha accolto il romanzo come un potente omaggio agli assenti, capace di razionalizzare il dolore personale proiettandolo sullo sfondo storico che ha stravolto la Spagna e i Paesi Baschi a partire dagli anni Settanta.
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