Descrizione
È il suo primo giorno come nuovo direttore di un giornale, ed è anche il giorno in cui esplode la “grande notizia”, quella che cambierà i destini del mondo. Ma lui sa fin troppo bene che le notizie sono scatole vuote e che il suo mestiere non ha senso, perché la vita di un uomo – a cominciare dalla sua – viene sempre decisa da episodi sconosciuti agli altri. Mentre aspetta il momento del discorso d’insediamento, ricorda il percorso che lo ha portato lì, spinto non dalla brama di potere, ma da un terribile segreto. Ricorda le umiliazioni subite dal grande inviato-editorialista – il favorito alla direzione –, il suo conformismo esibito in servizio, ai convegni,
ai funerali dei personaggi celebri e di come, in occasione di un importante processo, gli abbia scippato una notizia esclusiva grazie alla quale è riuscito a fare carriera. Ha sconfitto il suo antagonista, è vero, ma per proseguire la scalata deve comportarsi allo stesso modo, essere un maestro di ipocrisia, diventare come lui. Infatti, perseguita i giovani talenti che un giorno potrebbero diventare un pericolo, organizza campagne di stampa basate sulla demagogia e i luoghi comuni ed è talmente abile e spregiudicato da guadagnarsi
alla fine la poltrona di direttore. Sta arrivando il momento del discorso, ma lui sa bene che il giorno del trionfo è anche quello del fallimento, perché ogni trionfo è un fallimento.
Diego Minonzio esordisce con un romanzo che si muove lungo la linea dell’invettiva letteraria portata avanti da Thomas Bernhard. Un’opera in grado di incastrarsi lungo quel reticolo complesso e furioso dove l’esistenza e le sue battaglie sono parte del magma stilistico. Non c’è, dunque, solo il fantasma di Bernhard ma anche quello di Curzio Malaparte ad aleggiare dentro queste pagine combattenti e perturbanti contro il lavoro che si incarna e da cui si vuole spogliare con ferocia rimanendo dentro con eleganza.








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