Demone custode di Paolo Sortino: letture critiche dalla stampa e dai blog
Una madre muore. Una figlia nasce. Nel mezzo c’è un uomo che prova a capire se esista davvero un ordine nel caos delle nostre vite, una geometria nascosta capace di tenere insieme genealogia, desiderio, dolore e memoria.
Pubblicato da Polidoro Editore nella collana Interzona, Demone custode segna il ritorno alla narrativa di Paolo Sortino dopo quasi dieci anni dall’ultimo romanzo. Ma chiamarlo semplicemente romanzo è probabilmente impossibile: memoir, pamphlet, diario intimo, autobiografia, saggio filosofico e confessione convivono in un libro che rifiuta continuamente le proprie etichette e che sceglie deliberatamente di restare un oggetto narrativo irregolare e inquieto.
2024 – La Lettura / Corriere della Sera: Un requiem pieno di segreti per una madre
Simone Innocenti firma probabilmente il contributo critico più importante apparso sul libro. La recensione si apre proprio dall’incipit folgorante di Demone custode — «Mia madre è morta e non provo nulla» — riconoscendone immediatamente il dialogo con l’incipit dello Straniero di Camus. Ma per Innocenti quella è soltanto una falsa pista: il romanzo di Sortino procede infatti nella direzione opposta rispetto all’indifferenza di Meursault, interrogando invece il legame tra figli e genitori, tra morte e nascita, tra eredità e responsabilità.
La morte della madre e la nascita della figlia diventano così i due poli attorno a cui ruota l’intero libro. Il risultato è un testo che oscilla continuamente tra autobiografia e invenzione, confessione e costruzione letteraria, lasciando volutamente il lettore nell’incertezza su dove finisca la vita e dove inizi la narrativa.
Fonte: La Lettura / Corriere della Sera
18 gennaio 2025 – La Provincia / Stendhal: Il futuro che è presente
Per Gian Paolo Serino Demone custode è il libro di «uno scorticato vivo». La definizione restituisce bene il tono della recensione e forse anche del romanzo stesso: una scrittura che rinuncia a ogni protezione e sceglie di esporsi completamente al lettore.
Serino colloca Sortino accanto agli autori italiani che meglio hanno saputo raccontare il male senza trasformarlo in spettacolo o compiacimento e legge il libro come una riflessione sulla fragilità dell’identità contemporanea e sulla difficoltà di sopravvivere alla propria storia familiare.
La recensione sottolinea inoltre il ruolo della collana Interzona come spazio editoriale disposto a rischiare e a pubblicare libri che non seguono le logiche più prevedibili del mercato italiano.
Fonte: La Provincia / Stendhal![Attachment.tiff]()
15 dicembre 2024 – Il Giornale: Il demone che protegge i nostri mali
Il contributo pubblicato dal Giornale propone forse la lettura più filosofica del titolo. Il demone custode non è semplicemente il dolore, né il lutto, ma quella voce interiore che costringe ciascuno a restare fedele a se stesso e alla propria vocazione.
Secondo l’articolo, il compito di questo demone è impedire che la vita venga completamente anestetizzata dalla quotidianità e dal compromesso. La sofferenza, in questa prospettiva, non è soltanto qualcosa da eliminare ma anche ciò che rende possibile la nostra autenticità. Il libro viene così letto come una riflessione sulla dignità, sulla memoria e sulla necessità di restare fedeli alla propria storia personale.
Fonte: Il Giornale![Attachment.tiff]()
Dicembre 2024 – Succede Oggi: Il talento come demone custode
L’articolo di Succede Oggi interpreta il demone custode come il talento stesso: la vocazione che ci accompagna e ci sorveglia, impedendoci di accettare una vita troppo comoda o troppo conforme alle aspettative degli altri.
Il libro diventa così anche una riflessione sul rapporto tra scrittura e responsabilità, tra libertà personale e pressione sociale, tra desiderio individuale e normalizzazione collettiva.
Fonte: Succede Oggi![Attachment.tiff]()
20 settembre 2024 – Satisfiction: Scrivere contro il dolore
Nell’intervista pubblicata da Satisfiction, Sortino racconta la lunga gestazione del libro e il rapporto tra esperienza personale e invenzione narrativa. Emergono con forza il ruolo della scrittura come forma di resistenza e l’idea che il dolore non possa essere eliminato ma soltanto attraversato e compreso.
È probabilmente il contributo che permette di ascoltare più chiaramente la voce dell’autore dietro il romanzo.
Fonte: Satisfiction![Attachment.tiff]()
Ottobre 2024 – Bon Culture: Una dolorosa introspezione sulla vita e sulla morte
La recensione insiste sulla natura ibrida del testo e sulla capacità di trasformare l’esperienza privata in una riflessione più ampia sulla condizione umana, sul rapporto tra le generazioni e sulla costruzione dell’identità personale.
Fonte: Bon Culture![Attachment.tiff]()
Conclusione
Le letture dedicate a Demone custode sembrano convergere tutte su un punto: Paolo Sortino ha scritto un libro che non cerca di consolare.
Il lutto, la nascita, la famiglia, la memoria e il desiderio non vengono trasformati in metafore rassicuranti ma restano esperienze vive, contraddittorie e spesso inconciliabili.
Forse il demone custode del titolo è proprio questo: la parte di noi che continua a ricordarci chi siamo stati e chi avremmo potuto essere, impedendoci di dimenticare troppo in fretta il dolore, l’amore e le persone da cui proveniamo.
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