Città tropicale di Luca Bernardi: cosa ne ha detto la critica
Una città senza nome. Un’estate che sembra non finire mai. Una ragazza privata del farmaco che tiene insieme la sua quotidianità e costretta a scendere nei bassifondi di un mondo attraversato da sette religiose, rapper falliti, droghe, paranoia e visioni.
Con Città tropicale, Luca Bernardi conferma quanto di sorprendente aveva già mostrato con Medusa: una delle voci più radicali e riconoscibili della narrativa italiana contemporanea. Se il primo romanzo era un’esplosione linguistica e immaginifica, il secondo porta quella stessa energia dentro una struttura più narrativa e insieme più ambiziosa, costruendo un’opera che attraversa fantascienza, romanzo psicologico, cyberpunk, satira sociale e horror urbano senza appartenere completamente a nessuno di questi generi.
16 luglio 2023 — La Lettura / Corriere della Sera: Neuropsico odissea in fondo all’abisso
Il riconoscimento critico più importante arriva dalle pagine della Lettura, dove Alessandro Beretta definisce il romanzo una vera e propria «neuropsico odissea in fondo all’abisso».
Beretta individua immediatamente il cuore del libro: la capacità di trasformare il disagio psichico in paesaggio narrativo e la città in un organismo vivente, una metropoli ostile e mutevole che reagisce agli stati d’animo della protagonista Zoe.
La recensione insiste inoltre sul raro equilibrio raggiunto da Bernardi tra sperimentazione linguistica e forza narrativa, sottolineando come l’autore riesca a essere radicalmente letterario senza mai perdere il lettore lungo il percorso.
Fonte: La Lettura / Corriere della Sera (16 luglio 2023).
24 luglio 2023 — Il Foglio: l’ansia come paesaggio del presente
Nel lungo articolo firmato da Andrea Zandomeneghi, il Foglio individua nel concetto di vacrucris — l’ansia prodotta dalla sospensione improvvisa degli ansiolitici e alimentata dalle ossessioni digitali e dall’ipocondria online — uno dei nuclei simbolici più potenti del romanzo.
Secondo il quotidiano, Città tropicale racconta una generazione cresciuta tra psicofarmaci, forum medici, ricerca compulsiva di rassicurazioni e paura permanente del collasso personale.
La sospensione farmacologica di Zoe diventa così molto più di un espediente narrativo: è una metafora dell’esistenza contemporanea e della difficoltà di abitare il mondo senza dispositivi di protezione emotiva.
La recensione sottolinea inoltre la qualità della lingua di Bernardi, definita «impervia, neologistica e bizzarra», capace di fondere cultura pop, psichiatria, filosofia e fantascienza in una voce assolutamente personale.
Fonte: Il Foglio, 24 luglio 2023.
Ottobre 2023 — L’Indice dei Libri del Mese: il palcoscenico in salotto
Mariolina Bertini legge Città tropicale come una delle prove più convincenti della nuova narrativa italiana sperimentale.
Fantascienza, noir urbano, romanzo psicologico e satira sociale convivono senza perdere coerenza interna, mentre la città si trasforma progressivamente in una proiezione dello stato mentale della protagonista.
Particolarmente interessante è il modo in cui la recensione insiste sulla collisione continua tra spazio domestico e collasso del mondo esterno: il romanzo sembra svolgersi contemporaneamente in una stanza e alla fine del mondo.
Fonte: L’Indice dei Libri del Mese, ottobre 2023.
20 settembre 2023 — Il Giornale – Se il libro è una particella che galleggia nell’infinito
Nel lungo articolo dedicato alla collana Interzona, Alex Pietrogiacomi individua in Città tropicale uno dei titoli simbolo della nuova narrativa italiana di confine. Il romanzo viene accostato tanto al cyberpunk quanto alla fantascienza psichedelica e visionaria, con riferimenti che vanno da Il quinto elemento a immaginari vicini a William Burroughs e al miglior Ballard.
Particolarmente efficace è la definizione della città immaginata da Bernardi come una sorta di “Marvel 2099 letteraria”, attraversata da culti sotterranei, periferie spirituali e figure marginali che sembrano vivere in un futuro già iniziato.
L’Abysso, il culto religioso che si diffonde nei bassifondi della città, diventa secondo Pietrogiacomi la metafora di una società incapace di offrire senso e appartenenza alle nuove generazioni.
Fonte: Il Giornale![Attachment.tiff]()
Una delle voci più originali della nuova narrativa italiana
Una caratteristica ricorre praticamente in tutte le letture critiche dedicate al romanzo: la difficoltà di collocare Luca Bernardi dentro una genealogia precisa.
C’è chi richiama William Burroughs, chi il cyberpunk classico, chi Ballard, chi Dick, chi la narrativa francese contemporanea, chi l’horror urbano e chi il realismo visionario.
Probabilmente il motivo è semplice: Bernardi utilizza tutti questi strumenti senza appartenere davvero a nessuno di essi.
La sua città senza nome non è il futuro.
È il presente osservato con qualche grado di anticipo.
Conclusione
Le recensioni dedicate a Città tropicale sembrano convergere tutte sullo stesso punto: Luca Bernardi non ha scritto un romanzo sulla malattia mentale o sulla dipendenza farmacologica.
Ha scritto un romanzo sull’impossibilità contemporanea di sentirsi davvero al sicuro.
L’ansia, la medicalizzazione della vita quotidiana, le comunità digitali, le religioni improvvisate e il bisogno disperato di appartenenza diventano così i materiali con cui costruire una nuova forma di romanzo urbano e visionario.
Una fantascienza che non arriva dal futuro.
Perché il futuro, semplicemente, è già qui.
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