Burroughs. Il virus della parola di Alessandro Gnocchi: letture critiche dalla stampa e dai blog
William Burroughs come scrittore, tossicomane, teorico della controcultura, profeta della società del controllo e anticipatore dell’epoca digitale. Ma soprattutto Burroughs come virus: un organismo capace di infettare letteratura, musica, cinema e immaginario contemporaneo molto oltre i confini della Beat Generation.
Pubblicato da Polidoro Editore nella collana Interzona, Burroughs. Il virus della parola di Alessandro Gnocchi non è una biografia tradizionale né un semplice saggio critico. È piuttosto una “non biografia”, un racconto che prova a ricostruire il pensiero e l’opera di William S. Burroughs attraverso le sue ossessioni: il linguaggio, il controllo, la dipendenza, il potere, la mutazione del corpo e la viralità delle idee.
18 giugno 2024 – Avvenire: Una biografia che attraversa il presente
L’articolo di Avvenire mette in evidenza la natura particolare del progetto di Gnocchi: non una ricostruzione cronologica della vita di Burroughs ma una traversata dentro il suo immaginario e dentro le sue intuizioni più radicali. Il quotidiano sottolinea come il libro riesca a mostrare l’attualità sorprendente dello scrittore americano, soprattutto nella riflessione sul controllo sociale, sull’automazione e sulla progressiva erosione della libertà individuale.
La recensione insiste inoltre sulla capacità di Gnocchi di muoversi contemporaneamente tra filologia e narrazione, rendendo accessibile un autore spesso considerato difficile o elitario senza semplificarne il pensiero.
Fonte: Avvenire
5 luglio 2024 – Il Venerdì di Repubblica: Una vita ricreata con le parole
Angelo Molica Franco dedica sul Venerdì di Repubblica una delle letture più importanti uscite sul libro. L’articolo ripercorre il percorso umano e letterario di Burroughs, dalla stagione beat alle sperimentazioni linguistiche degli anni Settanta e Ottanta, soffermandosi soprattutto sul modo in cui Gnocchi sceglie di raccontarlo.
Secondo il Venerdì, Il virus della parola non è una classica biografia ma «un racconto altrettanto agitato e brillante attorno ai fatti della sua vita», capace di ricreare Burroughs attraverso la sua stessa materia narrativa: la parola. Viene sottolineata anche la centralità del concetto di margine nell’opera dello scrittore americano, inteso non come periferia sociale ma come luogo di intersezione tra saperi, arti e possibilità ancora inesplorate.
Fonte: Il Venerdì di Repubblica
13 luglio 2024 – Stendhal / La Provincia: Tutto è virale, soprattutto la parola
Il lungo intervento di Gian Paolo Serino rappresenta probabilmente la riflessione più politica nata attorno al libro. Attraverso un estratto pubblicato in esclusiva e un ampio commento critico, Serino mette al centro una delle intuizioni fondamentali di Burroughs: la parola come virus.
Secondo questa lettura, Burroughs aveva previsto con decenni di anticipo il funzionamento dell’ecosistema digitale contemporaneo, la diffusione virale delle immagini e delle informazioni, la trasformazione della comunicazione in strumento di controllo sociale e la progressiva erosione della privacy individuale.
Il contributo insiste inoltre sulla straordinaria attualità delle riflessioni burroughsiane sulla biopolitica, sulle armi biologiche e sulla gestione delle emergenze sanitarie, temi che dopo la pandemia hanno assunto una forza quasi profetica.
Fonte: Stendhal / La Provincia
Novembre 2024 – Premio Comisso: un outsider nella cinquina finalista
La candidatura del libro al Premio Comisso 2024 ha rappresentato uno dei riconoscimenti più significativi del percorso critico del volume.
La presenza di un saggio letterario dedicato a William Burroughs tra i finalisti del premio ha confermato l’interesse della critica per un’opera difficilmente classificabile, a metà tra biografia, saggio, narrazione e critica culturale. Nei materiali dedicati al premio è stata sottolineata soprattutto la capacità di Gnocchi di far dialogare la figura dello scrittore americano con le inquietudini del presente, evitando tanto l’agiografia quanto la semplice ricostruzione storica.
Fonte: Premio Comisso
Dicembre 2024 – Il Giornale: Burroughs e il secolo del controllo
Anche Il Giornale si concentra soprattutto sull’attualità politica del pensiero burroughsiano. Il libro viene letto come uno strumento per comprendere il rapporto contemporaneo tra linguaggio, sorveglianza e potere, mostrando come molte delle ossessioni dello scrittore americano abbiano trovato realizzazione nell’epoca degli algoritmi e delle piattaforme digitali.
La recensione evidenzia inoltre il merito principale del lavoro di Gnocchi: restituire Burroughs non come reliquia della controcultura novecentesca ma come autore ancora capace di parlare al presente.
Fonte: Il Giornale
Conclusione
Le letture dedicate a Burroughs. Il virus della parola sembrano convergere su un punto preciso: William Burroughs non appartiene al passato.
Il controllo attraverso il linguaggio, la viralità delle informazioni, la sorveglianza permanente, l’erosione della privacy, la manipolazione dei desideri e la trasformazione delle parole in strumenti politici sono tutti temi che definiscono il nostro presente molto più di quanto definissero il suo tempo.
Il merito del libro di Alessandro Gnocchi sta proprio qui: mostrare come Burroughs non sia stato soltanto uno dei grandi scrittori del Novecento, ma anche uno dei suoi più inquietanti profeti.
Recensioni
Non ci sono ancora discussioni.