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Autofagia

 17,00

Traduzione di Sara Papini

illustrazione di Adriano Corbi

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Collana:

Descrizione

Quando una ragazza torna a casa e scopre che Ana, la sua compagna, se n’è andata, decide di restare. Aspettare. Obbedire a una regola non detta che la relazione stessa ha imposto: bere molta acqua, e soprattutto non mangiare. Il digiuno diventa intimità, una forma di amore, il corpo il luogo dove l’assenza prende forma. Nell’attesa, ripercorre i corridoi della memoria: la madre, la nonna, l’infanzia nel paese lungo il fiume, tra le piantagioni di canna da zucchero. E tra le voci riaffiora Ana: i suoi distorti giochi di potere, la sua manipolazione emotiva, che a tratti ricordano un racconto di Carmen Maria Machado. Mangiare, qui, è «far sparire il cibo»: non mangiare è sparire insieme. Il digiuno provoca debolezza, vertigini, sudore, confusione, ma anche una strana lucidità, una complicità segreta, un piacere che sfiora il delirio. Il corpo parla delle sue storie più intime, del desiderio di sparire e consumarsi insieme al dolore: del sogno distorto di contemplare la propria immagine in uno specchio e scoprirsi finalmente invisibile.

Con Autofagia Alaíde Ventura Medina ha scritto un romanzo fragile e implacabile, che esplora l’ansia, il legame amoroso e il bisogno di controllo attraverso una scrittura tesa, minimale, ipnotica. Un’esperienza fisica della parola che, come in Clarice Lispector e Annie Ernaux, scava fino a torturare.

 

«Alaíde Ventura Medina ha scritto un grande libro. Come la sua protagonista, Autofagia è fragile, silenzoso e implacabile».

Cristina Rivera Garza

Recensioni

Autofagia di Alaíde Ventura Medina: prime letture dalla stampa italiana e internazionale

Pubblicato da Polidoro nella collana I Selvaggi e in commercio dal 27 febbraio 2026, Autofagia di Alaíde Ventura Medina è un romanzo breve e intenso costruito attorno all’assenza, alla fame e al progressivo svuotamento del corpo. La protagonista torna a casa, scopre che la compagna è scomparsa e, nell’attesa del suo ritorno, smette di nutrirsi mentre il presente si popola di ricordi, voci e allucinazioni.

11 novembre 2023 – Milenio: la vera protagonista è l’assenza

Nella recensione pubblicata su Milenio, Autofagia viene presentato come il ritratto interiore di una giovane donna di provincia arrivata in città senza aspettative e rimasta sospesa nell’attesa del ritorno della propria amante. Il pezzo mette in evidenza soprattutto il ruolo della fame e dell’assenza: più che la protagonista stessa, è proprio la mancanza di cibo a imporsi come centro del romanzo, insieme ai ricordi dell’infanzia, alle voci della madre e della nonna e a un digiuno che finisce per cancellare i confini tra realtà e delirio. La recensione insiste anche sul carattere frammentario e impressionistico della scrittura, considerata uno degli elementi più riconoscibili del libro.

Fonte: Milenio.

17 novembre 2023 – La Jornada: il corpo, il potere e l’autofagia come metafora

Nel contributo uscito su La Jornada, il romanzo viene presentato a partire dalle parole dell’autrice, che lo descrive come una narrazione da leggere “con tutto il corpo”. Il pezzo riassume Autofagia come una storia che parte dall’attesa di una ragazza per la propria compagna e si allarga progressivamente fino a includere rapporti di potere, questioni di classe, violenze e memoria. Viene inoltre sottolineato il valore metaforico dell’autofagia: non solo un organismo che consuma le proprie riserve durante il digiuno, ma anche una coppia che si divora, una persona che riscrive e consuma la propria storia, e perfino un sistema che fagocita il mondo naturale che lo circonda.

Fonte: La Jornada.

3 febbraio 2024 – Gatopardo: un’assenza che si trasforma in fame e memoria

Nel testo pubblicato da Gatopardo, Autofagia viene presentato attraverso un estratto che introduce subito il nucleo del romanzo: una donna che aspetta il ritorno della compagna mentre affronta la fame e il riaffiorare delle voci del proprio passato. La segnalazione insiste sul legame tra attesa, disorientamento e desiderio, e restituisce bene il clima del libro, fatto di percezioni alterate, corpo spinto al limite e memoria che torna a invadere il presente. Più che spiegare il romanzo, l’estratto ne fa sentire il ritmo e la temperatura emotiva, mostrando come l’assenza della compagna diventi una condizione totale.

Fonte: Gatopardo.

9 marzo 2026 – ELIbri Editoria: fame, controllo e autodistruzione

La recensione pubblicata da ELIbri Editoria presenta Autofagia come un romanzo viscerale su fame, corpo e autodistruzione. Il pezzo riassume il libro come la storia di una donna che, dopo la scomparsa di Ana, resta immobile nell’attesa, beve acqua compulsivamente, smette di mangiare e scivola in una progressiva deformazione del tempo e della percezione. La recensione sottolinea che la fame non è soltanto un tema del romanzo, ma anche il principio che ne organizza il ritmo, e mette in rilievo il modo in cui il libro lega desiderio, vergogna, bisogno d’amore e volontà di sparire, fino a fare del corpo il luogo in cui la sofferenza si deposita e si rende visibile.

Fonte: ELIbri Editoria.

Conclusione

Le prime letture dedicate a Autofagia restituiscono un quadro abbastanza coerente. Tra recensioni, interviste e anticipazioni, il romanzo viene accolto come un libro costruito sull’assenza, sulla fame e sul rapporto inquieto tra corpo e mente. Dalla stampa ispanoamericana alla prima ricezione italiana emerge soprattutto la centralità di una scrittura capace di trasformare il digiuno, l’attesa e il desiderio in una materia narrativa compatta e disturbante, facendo di Autofagia un romanzo che lavora insieme sul piano fisico, emotivo e simbolico.

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